Nel suo nuovo libro “Mutetus e Mutos Tipologia, struttura, funzione”, uscito per PTM Editrice, Mogoro 2012, corredato da un cd esplicativo, Giovanni Perria torna ad uno dei suoi amori più veri: la perlustrazione puntuale della musicologia tradizionale sarda, dei suoi moduli canori e dei loro esecutori che hanno garantito e garantiscono ancora (non certo come nella loro età dell’oro) la sopravvivenza di una delle connotazioni più significative del popolo sardo.
Ho scritto “è tornato a uno dei suoi amori” non per dire che se ne fosse allontanato, cosa che non farà mai anche perché la sua natura di “ricercatore di canti, suoni e toni”, non glielo permetterebbe (è lui stesso ad informarci che “Altri lavori importanti sono in progetto o già in cantiere”), ma per presentare la sua figura di artista e letterato che non tutti, forse, conoscono. È quindi anche uomo di altri amori. Perria ha insegnato alle scuole superiori, ha condotto e conduce programmi radiofonici e televisivi in Rai e in emittenti private, ha presentato e presenta spettacoli mirati al mantenimento del folklore sardo, ha rapporti di lavoro con case discografiche, scrive per i giornali. Non è poca cosa. Questo nuovo libro conferma il suo curriculum anche dalla strutturazione delle parti e dalla linearità della scrittura.
Introdotto da una prefazione dello stesso Perria con “l’ambizione di presentare al lettore uno studio sufficientemente esauriente e, soprattutto, accessibile a chiunque”, il libro dà ragione al suo autore raggiungendo la finalità prevista. La chiusura, poi, con un commento musicologico di Salvatorangelo Pisano avvalora l’assunto dell’intero testo. Non è quella di Pisano una sintesi leggera perché, come lui stesso afferma, “Ricondurre a una sintesi musicologica (o farne un discorso generale) i mutos e mutetos [ ] non è certo facile, vista la quantità di varianti e di variabili che si intrecciano e sovrappongono. Si deve tener conto che si tratta di un genere la cui definizione unitaria è dovuta alla sua struttura letteraria, ma che i vari mutos prevedono se non addirittura nascono con l’esecuzione cantata”.
Ma Pisano riesce nell’intento e la sua postfazione diventa importante per la comprensione di ciò che Perria espone nel corpo del libro. È un’esposizione chiara dei moduli canori presentati dal titolo dell’opera, e scandita, in quattro capitoli, secondo le varie realtà territoriali: “Su mutetu campidanese”; “Logudoro e dintorni”; “Tra mutetus e mutos”; “Usi e funzioni”.
Un lavoro da addetto ai lavori. Un libro in più da aggiungere alla lunga serie (non tutte di marca) di pubblicazioni che accendono la speranza in un domani magari povero di palchi di tavole a canne, ma ricco del “canto scritto” dei cantori con penna ed altri sortilegi digitali.
A questo proposito, nel cd che fa parte dell’opera è molto bello trovare la “voce cantata” di alcune decine di nomi nobili dei migliori cantanti sardi in limba, presenti e passati, con accanto il titolo del brano riportato da Giovanni Perria in questo suo bel libro per ogni tempo.
Franco Fresi









