Sebastiano Sannitu, sindaco di Berchidda, e Paolo Fresu, personalità ben note e non solo in Sardegna, hanno introdotto con note sapienti il nuovo libro di Monda Appeddu e Antonio Rossi “Berchidda. Chentu ‘eranos de sonos. Centenario della Banda Musicale Bernardo Demuro”.
In poco più di 200 pagine gli autori (uno poeta già affermato di ispirazione moderna con attenta rilettura del passato, l’altra brillante e fattiva assessore alla cultura del comune di Berchidda, ma anche animatrice di varie attività culturali soprattutto legate alla musica e alla valorizzazione del territorio) hanno raccolto ogni frammento della storia della banda musicale berchiddese intitolata al grande tenore tempiese Bernardo Demuro, uno dei pochi miti canori dell’isola: e ne hanno fatto con estrosa maestria un corpo unico che insanguina membra e anima della vita di un suggestivo paese pedemontano tra Gallura e Logudoro, segnato positivamente, oltre che da donne molto belle, da personaggi di spicco che ne hanno ritessuto l’orditura sociale e culturale.
Un libro quindi che nasce con auspici favorevoli e, pertanto, destinato ad una fortunata diffusione e a stimolare un’accurata riflessione del lettore. Riflessione che potrebbe trovare un innesco nell’intelligenza stessa dei facitori del volume che hanno saputo calibrare l’esposizione narrativo-informativa della materia trattata con una scelta sequenziale degli argomenti e dei capitoletti rispettosi delle vicende paesane; e anche con riferimenti puntuali alla vera “storia locale” vista alla luce, molto spesso lontana in Sardegna, dei fatti nazionali.
Un altro pregio del libro è la presenza di nomi propri, più o meno significativi, ma sempre importanti, che vitalizzano, si potrebbe dire, e legano, con naturale e solida impuntura fatti e persone. L’apporto illustrativo, parco, ma sufficiente per un libro non solo di memorie, rafforza questa unione.
Leggendo il libro si prova la strana, inedita sensazione di essere affacciati alla finestra di una casa moderna di un luogo sconosciuto; e di vedere passare una fiumana di gente: quasi una processione del nostro passato e del nostro presente con in coda gente del futuro con maschere sorridenti ma dal passo un po’ incerto: come di chi non sa dove andare.
E ti resta alla fine la pura gioia nativa che tu sei lontano da quel luogo sconosciuto, ma nella tua terra, al balcone di casa tua. E ti accorgi, quasi per un sortilegio montaliano, che la coda dei mascherati dal passo incerto è scomparsa e la processione è chiusa soltanto dalla musica angelica di un arcangelo scalzo che scaglia la voce della sua tromba sempre più in alto.
Che questa suggestione nasca soltanto da un’invenzione surreale fusa nel crogiolo dove musica, poesia, identità e natura ardono alla stessa intensità di temperatura? Mah!
Franco Fresi









