Basterà citare “Lettera ad un giovane prete”, uno dei 19 libri scritti da don Giuseppe Delogu, parroco di “Santa Teresa a lu Bagnu”, vicino a Castelsardo, già parroco di “San Paolo” e di “Nostra Signora de la Salette”, a Olbia, per entrare nel profondo messaggio del suo ventesimo libro “Padre Vico Uomo Eucaristico”, pubblicato da poco dalla “Tipografia Italiana” di Arzachena. Un messaggio chiaro, severo e luminoso; ma anche un insegnamento e una puntualizzazione: l’importanza del sacerdozio. Messaggio che può essere letto più facilmente con l’aiuto di una dichiarazione di don Salvatore Vico, già parroco del “Sacro Cuore”, a Tempio Pausania, nipote diretto di Padre Vico: “Quando mio zio - afferma don Salvatore - venne a salutarmi e a felicitarsi con me perché ero diventato sacerdote, prima di abbracciarmi, mi baciò le mani; e da quel giorno fece lo stesso gesto, che mi metteva sempre in grande imbarazzo, tutte le volte che ci incontravamo, fino alla morte”.
Padre Vico (soltanto “Padre”, per le suore “Figlie di Gesù Crocifisso”, la fondazione creata e sostenuta da lui stesso; ma anche per quelli che, in un modo o nell’altro, avevano occasione di stargli vicino), parlando della sua amatissima cofondatrice e collaboratrice Madre Maddalena Brigaglia, ebbe a dire, scherzosamente, che una suora come Madre Maddalena, perfetta in ogni senso, aveva l’unico “difetto” di non essere sacerdote.
Don Delogu, a proposito di questa valorizzazione del sacerdozio, scende più profondamente nel problema, tutto spirituale, soffermandosi sul suo punto più cruciale ed elevato: la consacrazione sacramentale. Impressionato dalla fissità “rapìta” dello sguardo di Padre Vico sull’ostia, durante la messa, nel momento della consacrazione sacramentale, don Delogu scrive: “È significativo quello sguardo che sembra esuli la sua persona dal resto del mondo per concentrarne tutte le energie su un punto focale divenuto il centro della sua vita”.
Il libro è stato presentato qualche giorno fa nella chiesa delle “Figlie di Gesù Crocifisso” che immette al Castello (così si potrebbe definire la grande costruzione voluta e realizzata da Padre Vico), dove vivono e operano le suore; e dove dorme, nella cripta, proprio nel cuore del complesso, il suo sonno eterno assieme alla sua collaboratrice. Ne ha parlato Tomaso Panu, introdotto dalla Madre Superiora, suor Feliciana Moro che, assieme a suor Luigia Leoni, impersonano la grande, non semplice, opera di carità operante della fondazione (Suor Luigia è anche Presidente della Caritas di Tempio che da qualche anno sta rendendo meno tragica la contingenza economica e sociale che la “crisi” ha portato ovunque). Tomaso, nel celebrare il ventennio dalla morte di Padre Vico, ravviva la venerazione del popolo tempiese, gallurese e sardo, si può tranquillamente dire, verso un “Uomo Eucaristico” che aveva fraternamente e francescanamente messo in cima alla lista dei suoi impegni il soccorso ai poveri e ai derelitti.
Questa nuova opera di don Delogu, presenta, con riferimenti puntuali, la vita e il pensiero di quel “grande prete” in 15 capitoletti di solare semplicità e di sereno impatto sull’attenzione del lettore. Un “grande prete” che diffonde con il suo operato e con la sua forza di carattere dirompente - puntualizza Panu - una situazione culturale in un mondo laicistico e fortemente anticlericale. Il questo clima Padre Vico è vissuto e ha operato, con il coraggio del neofita, lui che poteva essere considerato un’arca di esperienza e un uomo d’azione. Eppure - conclude Tomaso -, Padre Vico era in fondo un contemplativo. Tracciando del sacerdote un profilo diverso, nuovo, gli ha messo nelle mani un’arma “disarmata e disarmante”: l’operosità costante, ma sempre dettata dalla “parola interiore”.
Franco Fresi









