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Giuseppe Sanna Sanna e la “Questione Sarda”

 Per ricordare la vita e l’impegno politico parlamentare di Giuseppe Sanna Sanna, primo goceanino a sedere nel Parlamento del Regno di Sardegna, prima, e d’Italia, poi, di cui in questi giorni, nell’anonimato e nel silenzio generale (solo in parte dovuti alla pandemia) ricorre il bicentenario dalla nascita, mi piacerebbe partire proprio dai suoi due interventi parlamentari, fondamentali e centrali per capirne e conoscerne la figura e la statura. Discorsi pronunciati proprio all’indomani della nascita del Regno d’Italia. Si tratta, per la precisione, della sua richiesta, espressa pubblicamente nel dicembre 1861, di un’interpellanza parlamentare sulle condizioni sociali ed economiche della Sardegna e, successivamente, del suo discorso introduttivo a tale interpellanza, pronunciato nella tornata del 22 gennaio 1862, sotto la momentanea presidenza del commendatore Tecchio.

 

Nella tornata del 23 dicembre 1861, il deputato anelese, per la prima volta nella storia parlamentare italiana, a fronte di un ordine del giorno che trattava, fra gli altri, anche due disegni di legge inerenti l’ordinamento giudiziario nelle province napoletane e siciliane, annuncia la richiesta di un’interpellanza parlamentare sulle condizioni amministrative, giuridiche ed economiche della Sardegna. Lo fa da solo, con coraggio, nel silenzio generale dei deputati presenti e sbloccando un “digiuno” parlamentare sulle questioni sarde che, ormai, fino ad allora, durava da tre lunghi anni.

L’incipit è, allo stesso tempo solenne e rispettoso ed è rivolto al presidente di quella sessione, il commendatore vicentino Sebastiano Tecchio. Sanna Sanna annuncia quanto segue: “Desidererei rivolgere un’interpellanza sopra le condizioni amministrative, giuridiche ed economiche della Sardegna”.  E’ consapevole della solennità e della gravità del momento e della richiesta e, per questo, al cospetto anche dell’allora ministro dell’ Agricoltura , il siciliano Filippo Cordova, motiva meglio la sua richiesta. “Ho detto che si tratterà delle condizioni amministrative, giuridiche ed economiche della Sardegna”- ribadiva, fermo, nel suo intervento, per poi riprendere: “Parlerò delle condizioni in cui versano le amministrazioni comunali e provinciali, e l'amministrazione della giustizia nell'isola, senza promuovere speciale discussione sul personale; ed in quanto alle condizioni economiche, tratterò le questioni più rimarchevoli e salienti, che facilmente il Ministero potrà presumere ed immaginare senza d'uopo di specifiche e dettagliate indicazioni”. Per Sanna Sanna, quindi, era giunto il momento che la Camera avrebbe dovuto capire l’importanza e lo scopo  di quell’interpellanza sulla Sardegna, poiché “si tratta di un nuovo Parlamento, e pare conveniente che il Parlamento d'Italia sia informato del vero stato in cui si trovano quelle provincie, onde si possano promuovere i provvedimenti più urgenti ed indispensabili di cui abbisognano”.  La richiesta del deputato goceanino sarà accolta e, per la prima volta nella storia e nel dibattito parlamentare italiano, la Sardegna occuperà un ruolo centrale nelle sedute del 22 e del 23 Gennaio 1862, giornate in cui la Questione Sarda entrerà “prepotentemente” nel dibattito parlamentare.

L’approccio al discorso del deputato, figlio di pastori, non è dei più benevoli verso i suoi colleghi  sardi del tempo: “Signori, in presenza dei meravigliosi avvenimenti che da tre anni si compirono in Italia, i deputati dell'isola di Sardegna, quantunque grandi ed urgenti fossero i suoi problemi, si condannarono da sé stessi al silenzio. A noi parve, o signori, che le questioni puramente locali ed amministrative dovessero cedere il posto alle questioni d'alta politica e d'interesse generale di tutta Italia (...)”.  La ripresa del successivo passaggio sarà più decisa : “Ora però l'opportunità è giunta, poiché non è a presumere che, mentre si vuole nelle altre parti d'Italia estirpare i vizi delle antiche amministrazioni, dar duraturo assetto ad un nuovo organamento e promuovere per ogni verso ed in ogni modo i pubblici lavori, si vogliano lasciare in dissesto, oramai insopportabile, le condizioni amministrative, giuridiche ed economiche della Sardegna, di quell'isola, o signori, che al paro di tutte le altre provincie, benché grama e stremata di forze e di sostanze, concorse lieta a deporre il suo obolo sull'altare della patria”.  E nel proseguo del discorso, che rappresenta l’apice parlamentare del percorso politico di questo “homo novus” si possono, a buona ragione vedere e notare tutti i temi centrali “ante-litteram” del sardismo, già propri delle battaglie di Asproni e Tuveri in seno al Parlamento Subalpino. Qua, invece, l’“homo novus” di Anela è riuscito, anticipando i suoi stessi illustri colleghi sardi citati, a far fare un ulteriore “salto di qualità” alla questione sarda, inserendola, non a caso, nel più vasto dibattito nazionale, con le sue specificità. Ecco che, in quei due giorni di dibattito, i deputati dell’appena costituito Regno d’Italia si sentiranno denunciare la difficile situazione amministrativa dell’isola, privata della sua divisione centrale di Nùoro (cui Anela ed il Gocéano afferivano), quella giudiziaria, carceraria e della pubblica sicurezza e, soprattutto, quella annosissima degli ademprivi per la cui soluzione, contrariamente a quanto constatato di recente persino da certi studiosi, Sanna Sanna, aveva, proprio in quell’occasione, cercato di proporre una definizione differente, invitando quel governo post-cavouriano della Destra storica ad una maggiore e più serena conoscenza. Sanna Sanna, a buon diritto, può annoverarsi, dunque come quell’ “homo novus” della politica, proveniente dal piccolo comune dell’entroterra sardo di Anela, nel Gocéano, dov’era nato il 15 Gennaio 1821, da Giovanni Maria Sanna Erittu e da Fedela Sanna Ligios, entrambi imparentati con le maggiorenti famiglie del paese. Frequenta le prime scuole ad Anela. Il padre, probomine del paese, é anche mezzadro al servizio della nobile famiglia degli Angioy di Bono (uno zio di Anela fu coinvolto nei moti angioiani di fine XVIII secolo in Gocéano). Anela aveva allora 250 abitanti ed era incluso nella XIIa sottoprefettura di Bono e  nella Regia Contea del Gocéano. Nella sua infanzia riceve i primi insegnamenti dal rettore Giovanni Maria Tiana, parroco morto nel 1836 in odore di santità. A Cagliari studierà presso gli Scolopi, conseguendo poi, nel 1841, la laurea in Giurisprudenza e praticando presso lo studio dell'avvocato Ferdinando Cossu Baille, insigne principe del foro che difenderà anche il comune di Anela nella cinquantennale e spinosa questione insorta con il confinante comune ultramontano di Nughedu S. Niccolò in merito all’usurpazione di alcuni terreni comunali. Per questo motivo Sanna Sanna sarà continuamente presente in tutte le questioni storiche ed economiche riguardanti il Gocéano ed Anela in quel difficile periodo. Svolgerà proficuamente anche l'attività imprenditoriale e di giornalista, divenendo direttore, oltre che fondatore, della dinamica e battagliera Gazzetta Popolare di Cagliari. Sempre a Cagliari si sposerà con Vincenza Manunta, figlia del titolare di una società di trasporti. Per fondare la Gazzetta Popolare si era recato, all’età di trent’anni, a Torino, al fine di apprendere l’arte tipografica ed anche per acquistare, con mezzi propri, macchinari ed attrezzature. Eletto al Parlamento Subalpino, sarà deputato nelle legislature IV, V e VII ed VIII° del Parlamento del Regno d'Italia, complessivamente dal 1852 al 1865, rispettivamente come deputato dei collegi di Cagliari II (IV e V legislatura) e di Ozieri (VII ed VIII legislatura), in cui sconfiggerà avversari del calibro di Francesco Maria Serra, Bernardino Falqui Pes e Pasquale Stanislao Mancini.

Per concludere, Sanna Sanna ha vissuto da protagonista per oltre 40 anni la vita politica, amministratore, fra l’altro, anche del comune e della provincia di Cagliari, amico di Mazzini, si batté sempre per evidenziare le gravi condizioni ed i più vari ed insoluti problemi dell’isola con la prospettiva, sempre per una rinascita, cui diede il suo attivo contributo. E questa prospettiva di rinascita è ben presente nella replica precisa, apparsa sulla Gazzetta Popolare del 17 luglio 1860 ad un giornalista lombardo del “Diritto” che aveva aspramente criticato il carattere dei sardi. Scriveva il deputato anelese: “Se l’articolista lombardo vuole giudicare con lealtà e coscienza il carattere degli isolani (…) vada nell’isola e la percorra con calma e senza prevenzioni (…); ed allora giudicherà egli stesso e ne scriva. Oppure si unisca agli isolani perché una commissione parlamentare (…) si rechi in Sardegna, studi le sue speciali condizioni economiche e morali, il carattere, i costumi e le abitudini dei sardi, e poi suggerisca i mezzi più adatti e convenienti a far risorgere un’isola, che né in estensione, né in fertilità di suoli, né in ricchezze svariate è inferiore alla Sicilia, e che il conservarla all’Italia fiorente e civile importa quanto il conseguire ed assicurare  l’indipendenza alla nazione”. Allora, si concretizza l’auspicio profetico ed attuale di Sanna Sanna, con la sua matrice sardista “ante litteram”: quel giornalista anonimo lombardo avrebbe dovuto capire che per sollevare le sorti della Sardegna non sarebbero servite “le colonie importate colla forza, né i governi del bastone e delle forche, ma buone leggi di civile e morale educazione, istituzioni di beneficienza e di credito agrario ed ipotecario, il più giusto ed equo riparto dei contributi, funzionari amanti sinceri della libertà e del progresso, non già lo scarto ed il rifiuto della terraferma (…). Allora vedrà nell’isola di Sardegna una fra le provincie più predilette d’Italia, una fra le gemme più splendide della Corona che darà nome alla nazione indipendente ed una”.

 

Gianraimondo Farina

 

 

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