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“Sa Die de sa Sardigna” dedicata a G.M. Angioy

 La F.A.S.I. – Federazione delle Associazioni Sarde in Italia - aveva celebrato l’edizione 2020 de “Sa Die de sa Sardigna” nei modi consentiti dall’ irruzione nel mondo intero della pandemia causata dal terribile virus Covid-19. Non essendo possibile l’incontro in presenza lo si era realizzato virtualmente. L’idea era stata quella di raccogliere testi poetici – preferibilmente sul tema de “Sa Die de sa Sardigna” e in limba – scritti da poeti, appassionati o improvvisatori legati ai Circoli F.A.S.I. desiderosi di celebrare la Giornata del Popolo Sardo. Erano pervenuti anche brevi video musicali e raccontini in limba. I contributi inviati dai vari autori sono stati pubblicati nell’articolo del sito web della F.A.S.I. (https://www.fasi-italia.it/sa-die-de-sa-sardigna-2020).

Per “Sa Die de sa Sardigna” 2021, in una situazione sempre drammaticamente dominata dalla pandemia, il Comitato Esecutivo della F.A.S.I. ha stabilito di commemorare il 270° anniversario della nascita di Giovanni Maria Angioy (Bono, 21 ottobre 1751 – Parigi, 23 febbraio 1808), Giudice della reale Udienza a Cagliari, che guidò il movimento antifeudale sino alla sconfitta del 1796.

 

Così la F.A.S.I, con il patrocinio dell’ Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna, del Comune di Bono (Sassari), e in collaborazione con il circolo “Giommaria Angioy” di Marchirolo (Varese) nel pomeriggio del 28 aprile ha dato vita – attraverso una serie di interventi e di video – a una videoconferenza a più voci celebrativa della figura dell’Angioy.

L’intera videoconferenza è visibile sul canale Youtube della F.A.S.I. a questo link https://www.youtube.com/watch?v=Nv8yeGCajuw&ab_channel=F.A.S.I.-FederazionedelleAssociazioniSardeinItalia

Maurizio Sechi, prima di dedicarsi al suo compito di coordinatore tecnico dello svolgimento della videoconferenza, ha aperto l’incontro, nella sua qualità di vicepresidente vicario, sottolineando che la F.A.S.I. - fin dalla promulgazione della Legge della Regione Sardegna che ha istituito nel 28 aprile di ogni anno la Festa del Popolo sardo, “Sa Die de Sa Sardigna”, in ricordo della rivolta pacifica del popolo cagliaritano, avvenuta il 28 aprile 1794, contro gli oppressori piemontesi – ha voluto “popolarizzare” l’importanza di questa ricorrenza presso gli emigrati sardi, a cominciare da quelli riuniti nei Circoli, continuando con i sardi comunque presenti nei diversi territori senza trascurare la vasta massa degli “amici dei sardi”.

“Sa Die de sa Sardigna” è stata così momento di mobilitazione emozionale utilizzato da Circoli singoli e associati per rafforzare e trasmettere tra gli emigrati ma anche ai sardi residenti questo messaggio: questa festa deve dare coscienza dell’unità fra i Sardi di Sardegna e i Sardi fuori dell’Isola, tutti e due componenti alla pari di un unico Popolo, quello Sardo.

Alessandra Zedda, vicepresidente della Giunta e Assessore del Lavoro, ha portato il saluto della Regione agli emigrati sardi in Italia e nel mondo. “Sa Die de sa Sardigna” è una giornata importante per tutto il Popolo Sardo, che comprende evidentemente i sardi residenti e gli emigrati, i quali all’isola madre sono legati dai fili dell’affetto, delle tradizioni, della cultura. È importante sottolineare il fatto che oggi noi ricordiamo chi ha lottato per la liberazione della Sardegna dall’oppressore. Plaudo a chi, con grande sensibilità per la storia, ha voluto oggi commemorare un eroe sardo come Giovanni Maria Angioy.

La pandemia – ha detto Zedda - ci ha costretto a vivere una nuova guerra, a sopportare nuove oppressioni che si sono tradotte in morte, in sofferenze. Ha costretto la nostra isola a una “retrocessione” in campo economico: nel 2019 c’erano le basi per una ripresa, poi è arrivato il Covid che ha bloccato tutto.

Noi oggi però non dobbiamo rinunciare alla speranza di uscire dalla pandemia e quindi dobbiamo farci trovare preparati per ricostruire in fretta, dobbiamo riprenderci il vantaggio competitivo: la pandemia ha riportato tutti agli stessi nastri di partenza. Dobbiamo utilizzare al meglio le risorse del Recovery Plan avendo di mira il raggiungimento del bene comune.

La liberazione – ha aggiunto - vuol dire oggi ripartire con un ritorno alla vita normale.

I sardi sono tenaci, i nostri emigrati hanno fatto conoscere queste nostre qualità in tutte le parti del mondo, lasciando tracce esemplari, pietre miliari.

Lasciamo un varco alla speranza, mettiamocela tutta per ripartire al più presto. Basta con le lamentele. La pandemia ci ha trattato “democraticamente”: non ha risparmiato nessuna fascia sociale o generazionale. È ora di “destarci”, come ci hanno insegnato i nostri avi. Mi congedo – ha concluso - facendo gli auguri a tutti e rivolgendo un abbraccio particolare ai “miei” emigrati.

Anche Serafina Mascia ha messo in risalto il fatto che per il secondo anno consecutivo, date le limitazioni imposte dal febbraio 2020 dal diffondersi implacabile del Covid 19, la Federazione è stata obbligata a organizzare on line la celebrazione della festa de “Sa Die”, rivolgendosi a tutti i Circoli, ai sardi che seguono le attività dei Circoli e della F.A.S.I., agli amici dei sardi in Italia e all’estero solo con un convegno storico (questa volta su Giovanni Maria Angioy). Negli anni passati, sia che la festa fosse stata curata dai singoli Circoli o da qualche Circoscrizione o, come negli ultimi anni, direttamente dalla federazione, il momento di confronto culturale è sempre stato un intermezzo di approfondimento conoscitivo all’interno di una giornata dominata dall’atmosfera tipica di una festa popolare.

Le conferenze promosse in occasione delle diverse edizioni de “Sa Die de sa Sardigna” – che è stata coltivata, “sposata” da subito dai Circoli e dalla F.A.S.I. – hanno favorito la riscoperta delle nostre radici, la conoscenza della nostra storia e in particolare delle personalità più rappresentative, grazie all’apporto di specialisti scelti in collaborazione con il Comitato sardo per “Sa Die”. Anche negli ultimi due anni, se non ci fosse stata e non ci fosse tuttora la pandemia, avremmo potuto organizzare la festa in presenza di tanti partecipanti, contenti di ritrovarsi in un incontro “ristoratore”, fatto in un clima di comunanza identitaria, volto a “gustare” gli approfondimenti culturali, “i saperi” (non solo convegni ma anche spettacoli teatrali e musicali), e “i sapori” dell’isola lontana.

Angioy ha lottato per migliorare le condizioni della nostra terra, ha invitato i sardi a stare uniti per raggiungere questo obiettivo, ed è giusto che noi gli siamo riconoscenti, così come lo è il suo paese natale, Bono. Sono contenta che oggi siano con noi il sindaco del Comune di Bono, Elio Mulas, e l’emigrata bonese Gianfranca Canu, che da quindici anni è ai vertici del Circolo sardo intestato proprio da precedenti dirigenti a Giommaria Angioy in un paese ai confini con la Svizzera, Marchirolo (in provincia di Varese). Non c’è bisogno di sottolineare il fatto che i sardi emigrati portano con sé la cultura del proprio paese, la memoria dei personaggi più illustri (e questo favorisce i gemellaggi fra i Comuni di nuova residenza degli emigrati e i paesi delle loro origini).

Serafina Mascia ha ricordato le personalità alle quali – quasi in un corso di formazione storica – la F.A.S.I. ha riservato la propria attenzione: Giorgio Asproni, Giovanni Battista Tuveri, Carlo Cattaneo, Grazia Deledda, Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Antonio Pigliaru, Michelangelo Pira. Ma sono stati affrontati anche temi a cui è particolarmente sensibile l’animo della gente sarda: la Brigata “Sassari” nella Prima guerra mondiale, le questioni relative allo Statuto speciale, l’inno ufficiale della Sardegna (“Procurade ’e moderare barones sa tiranìa”) In tutti questi incontri, che hanno fatto affluire nelle diverse città masse di sardi emigrati, fondamentale è stata la collaborazione con le istituzioni locali, a testimonianza dell’integrazione delle comunità dei sardi nelle diverse sedi di nuova residenza.

Elio Mulas, sindaco di Bono, si è dichiarato orgoglioso di poter ricordare l’illustre concittadino Angioy in questa iniziativa della F.A.S.I.

Ogni anno Bono organizza, nella ricorrenza de “Sa Die de sa Sardigna” una manifestazione per onorare la memoria dell’eroe della “Rivoluzione sarda” di fine Settecento. Ultimamente il Comune ha voluto anche coinvolgere i ragazzi, i giovani con la pubblicazione di una storia a fumetti sulla vita di Angioy, fumetto elaborato da una giovane bonese.

Buona parte dell’intervento del sindaco è stato dedicato a un percorso storico che, partendo dalla concezione di Angioy di una Repubblica indipendente sarda sotto la protezione della Francia (il testo di riferimento è il memoriale del 1799), ha poi dato conto degli accanimenti delle truppe regie contro i compaesani di Angioy e della resistenza opposta dalla comunità di Bono a questi attacchi nel 1796.

Gianfranca Canu, “innamorata” della storia di Angioy fin da quando era residente a Bono, considera quasi un felice “destino” nell’essersi ritrovata, da emigrata, in un paese ai confini con la Svizzera in cui era stato fondato un Circolo dei sardi intitolato proprio a Giommaria Angioy, Circolo di cui è presidente da diversi lustri.

La relazione di Andrea Pubusa

Andrea Pubusa, avvocato, professore di Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari e autore di monografie, saggi e articoli giuridici, ha fatto una relazione seguendo le linee di alcuni saggi storici da lui pubblicati, per le edizioni Arkadia di Cagliari, su “Palabanda. La rivolta del 1812. Fatti e protagonisti di un movimento che ha scosso la Sardegna” (2019) e Giovanni Maria Angioy e la Nazione mancata. I cento giorni che sconvolsero la Sardegna” (2020).

Seguendo i concetti principali sviluppati in questo volume specificamente dedicato ad Angioy, Pubusa ha affermato che la vicenda di Giovanni Maria Angioy, dopo due secoli, è ancora centrale perché costituisce, in epoca moderna, il momento più alto della elaborazione teorica e della mobilitazione popolare in favore dell'autogoverno della Nazione sarda.

Pubusa, dopo aver sintetizzato il quadro storico del tempo, e in particolare i fermenti causati dalla Rivoluzione francese, si è soffermato sulla formazione di Angioy, fine giurista, imprenditore, poi diventato leader del movimento antifeudale.

La relazione di Federico Francioni

Federico Francioni, docente di Storia e Filosofia nei Licei, collaboratore di quotidiani, periodici e riviste, autore di numerosi saggi su Angioy e sulla Sardegna nell'età moderna e contemporanea (tra cui il volume di 400 pagine edite nel 2001 intitolato “Vespro sardo”) ha svolto una relazione su “Giovanni Maria Angioy e il progetto di una Repubblica sarda”.

Francioni che dal 1997 è promotore ed organizzatore di gruppi di studio, incontri e convegni per “Sa Die de sa Sardigna”, dopo aver illustrato la poliedrica personalità di Angioy, ha informato su alcuni documenti inglesi che sono interessanti per ricostruire momenti della storia della Sardegna fra Settecento e Ottocento e si è soffermato in particolare su un memoriale di Angioy del 1799 e su una sua lettera del gennaio 1800.

L’impegno di Angioy e di tutta una serie di personaggi importanti della Rivoluzione francese e dell’età napoleonica che aveva conosciuto una volta esiliato in Francia (dal 1796) aveva come obiettivo una spedizione in Sardegna delle truppe francesi e corse per dichiarare, con l’aiuto determinante dei patrioti sardi, una Repubblica alleata della Francia rivoluzionaria.

Nel settembre1799, Angioy inviò al Direttorio un memoriale dove parlava della necessità di “stabilire una costituzione basata sui princìpi di uguaglianza e di libertà, ma conforme alle usanze, alle opinioni religiose e in generale a tutti gli articoli di cui i Sardi sono così gelosi”.

In una lettera di Angioy del 28 gennaio 1800 (che è stata ritrovata da Francioni  nella British Library dato che fu intercettata dalle navi dell’ammiraglio britannico Orazio Nelson ) si annuncia la spedizione dalla Corsica in Sardegna del generale Jean-Baptiste Cervoni. Ma egli fu costretto a fermarsi in Corsica da un movimento contro-rivoluzionario. Forte fu la delusione dei patrioti sardi.

Quando Napoleone diventò imperatore, dai materiali degli archivi francesi che Francioni ha consultato si può vedere il cambiamento da espressioni come “Repubblica sarda” e “fare in modo che i sardi si possano governare” a un’altra molto diversa come “conquista”; quindi dalla Repubblica sarda concepita da Angioy si passa all’idea di una conquista napoleonica.

Paolo Pulina

 

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