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Le “Memorie sassaresi” del Professor Manlio Brigaglia

 Manlio Brigaglia (Tempio Pausania, 12 gennaio 1929 – Sassari, 10 maggio 2018), storico, docente a Sassari nel Liceo  “Azuni” e nell’Università, giornalista (per molti anni collaboratore anche del mensile “Il Messaggero Sardo”), è stato uno degli intellettuali più importanti della Sardegna a partire dalla seconda metà del Novecento.

 

Con la sua ineguagliabile dote di raccontatore brillante, tra i moltissimi impegni pubblicistici, ha trovato il modo di curare, per il quotidiano di Sassari “La Nuova Sardegna”, dal 1994 fino a pochi giorni prima della morte, una seguitissima rubrica settimanale dal titolo “Memorie sassaresi”. La casa editrice Mediando di Sassari ha da poco pubblicato un volume di 240 pagine con duecento di questi splendidi pezzi su vicende e figure della Sassari vecchia e nuova. Gli scritti selezionati sono raggruppati nelle seguenti dieci sezioni tematiche: aneddotica, anniversari e fatti memorabili, cose e cosette di Sassari, come eravamo, i luoghi di Sassari, le feste, sassareseria, la toponomastica,  ricordi e spigolature, i personaggi.

Queste pagine offrono una miniera di informazioni storiche e cronachistiche, che, proposte con uno stile di scrittura giornalistica accattivante, assicurano contestualmente il ristoro e il divertimento intellettuale del lettore: richiamano, dal punto di vista dell’humour, gli interventi di Umberto Eco pubblicati dall’ “Espresso” nella rubrica “La bustina di minerva”.

 

Dalla prefazione di Salvatore Tola

“Memorie sassaresi” ha due prefazioni: una di Salvatore Tola, l’altra di Costantino Cossu. Entrambi sono stati fidati collaboratori di Manlio Brigaglia: Tola ha visto nascere, per così dire, tutti questi scritti giornalistici e tutti i libri che, con un infaticabile lavoro quotidiano, il Professore ha prodotto negli ultimi trent’anni; Cossu, insieme a Cosimo Filigheddu, ha avuto il privilegio di leggere in anteprima questi testi trasmessi dall’illustre rubricista alla “Nuova Sardegna”.

Così Tola inquadra e definisce questi contributi di Brigaglia messi, per così dire, nella vetrina di un virtuale negozio che riporta l’insegna “Sassareseria”: «Si capiva che coltivava le “Memorie” con particolare cura – con affetto si può ben dire – perché erano strettamente legate alla sua storia personale: mentre rimaneva sempre legato alla Gallura, la terra dei suoi genitori, dove era nato e trascorreva le vacanze, si considerava a ragione cittadino di Sassari, la città dove era cresciuto e aveva trascorso tutta la vita: gli servivano a coltivare giorno per giorno questa appartenenza, che definire di adozione era ormai riduttivo. E, maestro della comunicazione come era, aveva messo a punto un particolare tipo di scrittura, sempre teso a rendere più avvertiti e profondi i suoi legami con Sassari, che è stata veramente la sua città».            

 

Una memoria sardo-pavese

Dato che scrivo da Pavia, informo che nel libro non manca il riferimento a un illustre docente accademico che ha insegnato a Sassari e che è stato ben conosciuto a Pavia. Si tratta del professor Giovanni Bo, nato a Mombaruzzo (Asti) il 25 luglio 1923 e morto a Pavia, a quasi 98 anni, il 12 maggio scorso.  

In uno scritto del gennaio 2005, Brigaglia ricorda che «il notaio Toti Maniga, insieme al professor [Giovanni] Bo, al tempo in cui questi era rettore dell’Università di Sassari, avviò l’istituzione di uno dei primi centri di medicina preventiva». Bo, dopo essere stato per un anno professore straordinario di Igiene nella Facoltà di Medicina dell’Università di Cagliari, nel dicembre 1966 si trasferì alla medesima cattedra della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Sassari. Dal 1970 al 1971 fu rettore dell’ateneo di Sassari. Alla fine in questa città trascorse undici anni come titolare della cattedra e direttore dell’Istituto di Igiene, insegnando questa disciplina anche nelle Facoltà di Farmacia e di Scienze.

Questa permanenza in terra di Sardegna era rimasta nel cuore del professor Bo. Trasferito a Pavia

(dal 1983 al 1989 fu preside della Facoltà di Medicina) dimostrava concretamente il suo affetto per l’isola frequentando assiduamente il Circolo sardo “Logudoro” (era uno dei primi soci onorari nominati dall’associazione costituita nel 1982) in occasione delle iniziative culturali. Ogni volta che prendeva la parola si presentava dicendo «sono uno dei componenti della accademica “brigata Sassari” che riunisce a Pavia i numerosi docenti che hanno insegnato nell’ateneo sassarese». Oltre che dichiarare l’amicizia nei confronti dei sardi, queste parole erano implicitamente un volersi distinguere da un’altra “brigata”, quella  (e lui ne rise di gusto quando glielo riferii) che proprio il professor Brigaglia scherzando (neanche tanto, per la verità…) aveva battezzato come  “brigata Alitalia” volendosi riferire ai docenti che arrivavano in aereo a Fertilia e ripartivano il più presto possibile verso le loro residenze “continentali” dopo aver affastellato nel numero più ridotto di giorni le ore di lezione dovute.

Paolo Pulina

 

 

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