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“La Marina: i palazzi, le famiglie, le strade, le chiese” di Antonello Angioni, edito dalla GIA di Cagliari è stato presentato da Paolo Fadda in un’aula stracolma del vecchio Liceo di Piazzetta Dettori nel cuore del rione che dà il titolo al libro.
Angioni ricorda come si è trasformato uno dei quattro quartieri storici di Cagliari dal 2000 ad oggi e sia diventato, dopo anni di abbandono e degrado, il cuore pulsante della città turistica. Nel libro Angioni ripercorre le tappe che nel passare dei secoli e delle dominazioni, pisana prima e catalano-aragonese poi, hanno segnato il quartiere portuale di Cagliari, ma ricorda anche le tracce lasciate dai fenicio-punici e dai romani.
Il libro è ricco di immagini e informazioni preziose sui palazzi e le chiese del quartiere.
La poesia del tempiese Francesco Pasella è ragione e ragionamento di un esercizio alto del linguaggio, e realtà lirica interiore connotata da istanze di rinnovamento espressivo, che persegue e traduce in lampi d’illuminazione poetica da “atto puro”, rappresentato dalla meraviglia ed essenza della parola-metafora, definito dalla tradizione ermetica del Novecento letterario italiano.
Diverse le composizioni emblematiche, contenute nel nuovo “sofferto” volume di liriche “Il sole del Baltico” (Edizioni CFR, pagine 80, euro 10,00) ed introdotte da un saggio di Francesco Cossu, che scandiscono, con interpretazione creativamente originale, una tensione di lacerante dolore esistenziale dalle molteplici suggestioni e a testimonianza di scelte, condizione e contraddizioni dell’uomo moderno, con un diretto impegno e ricercato verso fortemente analogico e coerente.
Basterà citare “Lettera ad un giovane prete”, uno dei 19 libri scritti da don Giuseppe Delogu, parroco di “Santa Teresa a lu Bagnu”, vicino a Castelsardo, già parroco di “San Paolo” e di “Nostra Signora de la Salette”, a Olbia, per entrare nel profondo messaggio del suo ventesimo libro “Padre Vico Uomo Eucaristico”, pubblicato da poco dalla “Tipografia Italiana” di Arzachena. Un messaggio chiaro, severo e luminoso; ma anche un insegnamento e una puntualizzazione: l’importanza del sacerdozio. Messaggio che può essere letto più facilmente con l’aiuto di una dichiarazione di don Salvatore Vico, già parroco del “Sacro Cuore”, a Tempio Pausania, nipote diretto di Padre Vico: “Quando mio zio - afferma don Salvatore - venne a salutarmi e a felicitarsi con me perché ero diventato sacerdote, prima di abbracciarmi, mi baciò le mani; e da quel giorno fece lo stesso gesto, che mi metteva sempre in grande imbarazzo, tutte le volte che ci incontravamo, fino alla morte”.