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"Sulle tracce di Maria Lai" di Maddalena Bregani ha vinto il premio “Extra Doc CityFest" per il miglior documentario inedito dell’anno alla terza edizione di Extra Doc Festival, il concorso romano che intercetta le migliori espressioni del cinema del reale. Il riconoscimento affianca quello assegnato a "Normal" di Adele Tulli quale “Miglior documentario italiano dell’anno”.
"Sulle tracce di Maria Lai - troviamo scritto nella sinossi - ricostruisce con cura e sensualità tattile e ottica il percorso e il lascito di una figura unica di donna e artista: dalla svolta degli anni Sessanta coi “Telai”, le “Tele cucite”, i “Pani”, le “Scritture”, all’azione collettiva realizzata con i cittadini di Ulassai nel 1981 (“Legarsi alla montagna”), che anticipa di un decennio l’arte relazionale, una delle principali correnti artistiche della fine del Novecento. I materiali di repertorio e i paesaggi integrano il coro di testimonianze di amici, collaboratori, artisti, critici con la stessa misteriosa serenità della voce dell’artista".
Caro Messaggero, per metà piacentino (precisamente di Lugagnano) e per metà sardo (provincia di Cagliari) ho sempre abitato in questa meravigliosa terra che è l’Emilia senza mai perdere di vista le mie origini isolane portando sempre nel cuore la regione più bella del mondo.
Per questo ultimamente provo moltissima insofferenza nel leggere che alcuni organi di stampa e diversi abitanti sardi guardano ai lombardi, ma anche a noi emiliani, ai veneti, ai piemontesi come pericolosi untori di un male che ha sconvolto l’esistenza di tante persone in questi mesi soprattutto nelle regioni del nord. Non è giusto che gli abitanti di queste zone che hanno già provato forti sofferenze siano trattati come se fossero loro i portatori del virus e non avessero diritto a vivere una vacanza o qualche giorno di riposo sulle spiagge della Gallura, dell’Ogliastra o dell’entroterra pieno di magia e di fascino. Vorrei dire che non tutti i sardi la pensano così anche perché l’economia di questa regione ha un grandissimo bisogno di turismo, certo controllato, regolato, sicuro, ma non esasperato o concesso solo ai ricchi stranieri quasi fossero immuni da ogni malattia. Io spero che questa campagna di stampa e non che nemmeno posso definirla di odio, ma di contrarietà all’arrivo di villeggianti delle regioni del nord non attecchisca nelle menti della gente per bene e io possa essere fiero delle mie radici da qualsiasi parte le guardi. mi piacerebbe se questa lettera fosse pubblicata.
Giuseppe Ghioni