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Un aspetto particolare, cui ho riflettuto in questo periodo di quarantena e di Covid-19, è su come si sarebbe potuta festeggiare la ricorrenza di “Sa Die de Sa Sardigna” in un momento così particolare, legandola, nello specifico, alla nostra storia sociale, culturale ed economica. Ebbene, avendo visto e letto di alcune celebrazioni promosse soprattutto da alcuni circoli sardi, sono rimasto alquanto deluso ed interdetto. Mentre, comunque, dal Consiglio Regionale della Sardegna e dalla voce del presidente Solinas emergevano, chiari e forti, gli inviti ad un senso comunitario ed identitario, come era stato quello del 28 aprile 1794; non così mi sono parse alcune celebrazioni avvenute via web da parte della diaspora sarda, più tese a custodire “su connottu” che a conoscere e perseguire “nuove strade di riflessione identitaria”, partendo, però, dalla storia, dalla nostra storia. E l'occasione c'era, visto che la Sardegna ha vissuto nella storia tanti periodi pestilenziali.